Ever, an artist between reality and abstraction

Ever (Nicolás Romero) is a former graffiti writer who began painting in the streets of Buenos Aires in the 1990’s. From the beginning, he was inspired by the street’s potential for projecting concepts and colour into the daily lives of thousands of passers-by.
With his more traditional “painterly” style, Ever often creates works one would expect to see hanging in a gallery instead of adorning a concrete urban wall. This is part of what makes Ever’s work so engaging. The anonymous faces he paints acquire gravitas through being recreated at scale throughout the city, and with his style seldom seen in the context of the street, it becomes all the more powerful for its unexpected presence.

Ever (Nicolás Romero) è un ex writer che ha iniziato a dipingere per le strade di Buenos Aires nel 1990. Fin dall’inizio, è stato ispirato dalle potenzialità della strada per diffondere visioni e colori nella vita quotidiana di migliaia di passanti.
Con il suo tradizionale stile “pittorico”, crea opere che ci si aspetterebbe di vedere appese in una galleria, invece che su un muro di cemento. Questo è parte di ciò che rende il suo lavoro così coinvolgente. Dipinge visi anonimi e non, che acquisiscono quasi un carattere di solennità in quanto sono riprodotti in grande scala per tutta la città e, con il suo stile originale per il contesto della strada, diventa tanto più potente per la sua presenza inaspettata.

From: http://graffitimundo.com

Homeland, start living off the grid

In short, Homeland is a cross country Wet-Plate Collodion photo-essay documenting the grassroots efforts to rebuild life after the collapse of the American economy.

Cities such as New Orleans, Detroit, Pittsburgh and NYC will be documented, as well as many smaller towns and rural areas in between. The range of projects documented will include urban farms, bicycle collectives, off-the grid homes, alternative fuel producers, art and theatre collectives, community dinners, free schools and after-school programs, squats, itinerants, tent cities and many other grassroots social practices.

Read more: http://www.kickstarter.com/projects/1222154967/homeland-a-wet-plate-collodion-photo-essay

 

In breve, Homeland è un progetto itinerante fotografico al collodio umido  che documenta gli sforzi delle persone per ricostruire la vita dopo il crollo dell’economia americana.

Verranno documentate città come New Orleans, Detroit, Pittsburgh e New York, così come molti paesi più piccoli e aree rurali dell’entroterra. La gamma di progetti documentati comprenderà fattorie urbane, collettivi di biciclette, tipologie di vita fuori dal sistema, produttori di carburanti alternativi, arte e collettivi teatrali, cene sociali, scuole gratuite e programmi di dopo-scuola, squat, nomadi, tendopoli e molte altre pratiche sociali popolari.

Per saperne di più: http://www.kickstarter.com/projects/1222154967/homeland-a-wet-plate-collodion-photo-essay

Jenny Holzer in Buenos Aires and Rio de Janeiro

Buenos Aires

 

Rio de Janeiro

 

Jenny Holzer wants to maintain a separation between her and the public, depersonalizing her writings, communicates with a neutral voice and treats general topics. She was influenced by conceptual art and the feminist movement, both of the 60s and 70s, which reflected about the question of the author.
Holzer puts her messages in public places quietly and realistically, even because of the use of  descreet media, so that you realize casually their strong presence. Then the observer can establish a relationship of dependency and the more he is involved in the work, the more the media effects can influence him.

Jenny Holzer vuole mantenere un distacco tra lei e il pubblico e per questo spersonalizza i suoi scritti, comunica con una voce neutra e tratta di argomenti generali. In questo fu influenzata dal movimento femminista e dall’Arte Concettuale, entrambi degli anni ‘60-‘70, i quali riflettevano sulla questione dell’autore.
 La Holzer inserisce silenziosamente e in modo realistico i suoi messaggi nei luoghi pubblici, anche grazie all’utilizzo di media poco appariscenti, così che ci si accorge casualmente, passando, della loro forte presenza. Ne consegue che l’osservatore può instaurare un legame di dipendenza e più viene coinvolto dall’opera, maggiori sono gli effetti mediali che possono influenzarlo.

Paint Attack Sao Paulo

 

 

Painting Reality in Brazil
As a part of the Baixo Centro Festival which took place in Brazil’s biggest metropolis, a group of activists tipped out several buckets of colorful paint on a much used junction and started in that way the great process of an urban live painting, using cars, bikes and pedestrians as brushes, spreading the paint all over the streets! Again it’s just amazing to see how easily you can color your city and have a lot of fun.

Pitturare la realtà in Brasile
All’interno del Festival Baixo Centro che ha avuto luogo  nella più grande metropoli del Brasile, un gruppo di attivisti ha ribaltato diversi secchi di vernice colorata su un incrocio molto trafficato e ha iniziato in questo modo il grande processo di creazione di un quadro urbano vivo, con auto, moto e pedoni che, come pennelli, hanno steso la pittura per tutte le strade! Anche in questo caso è semplicemente incredibile vedere con quanta facilità è possibile dare colore alla propria città e divertirsi un sacco.

 

Rising Souls: Inside Out in Haiti

Even Port au Prince was covered by portraits of  locals and members of the Haitian diaspora plastered around the city. From Cité Soleil to Petion-Ville, over 500 images, taken by Haitian photographers and printed by JR’s Inside Out Project, celebrate the resilience of the Haitian people and visualizing a country being reborn.

Anche Port au Prince è ricoperta dai ritratti dei suoi locali e membri della diaspora haitiana affissi per tutta la città. Da Cité Soleil a Petion-Ville, oltre 500 immagini, scattate da fotografi haitiani e stampate grazie a Inside Out, il progetto di JR, per celebrare la resistenza del popolo haitiano e la rinascita di un paese che si è rialzato dalle proprie ceneri.

Aakash Nihalani in India

 

Aakash Nihalani is an urban artist who creates graphic designs made exclusively of colored tape.
His works are simple cubes and  isometric parallelepipeds, which are contextualized in the urban reality in a very clever and witty way.

Aakash Nihalani è un artista urbano che interviene attraverso dei progetti grafici fatti esclusivamente con del nastro adesivo colorato.
I suoi lavori sono dei semplici cubi e parallelepipedi isometrici, i quali vengono contestualizzati all’interno della realtà urbana in maniera geniale e molto spiritosa.

Artocracy in Tunisia

Yasmine Ryan of Al Jazeera reports on the excitement, debates and struggles of “Inside Out: Artocracy in Tunisia”.

Marco Berrebi, a Tunisian photographer who has worked closely with JR on several of his previous projects, says that Artocracy is about giving people the freedom to debate the photographs and to come to their own conclusions.

“After 50 years of silence, people are willing to discuss, to talk, to challenge your ideas,” says Berrebi, who had long hoped to bring this type of street art to his home country. “If people want to tear them down, or write something on them, that’s part of the project, that’s okay.”

Indeed, the group’s message of tolerance and the celebration of diversity has been met by lively debate wherever they have gone.

[…] While some of the younger men voiced their opposition to the images for religious reasons, many older men were vocally supportive of the art.

Yet many of the portraits were quickly taken down by men who argued they were too close to a mosque.

In the flux of Tunisia’s political transition, everything is contested after decades of imposed silence.

As the Artocracy project shows, public art is no exception.

“This discussion is sound and we should have this discussion, because that’s how we can prove Tunisia is a free country,” Berrebi says.

Yasmine Ryan di Al Jazeera riporta le emozioni, i dibattiti e le lotte di “Inside Out: Artocracy in Tunisia”.

Marco Berrebi, un fotografo tunisino che ha lavorato a stretto contatto con JR su alcuni dei suoi progetti precedenti, dice che Artocracy mira a dare alle persone la libertà di discutere delle fotografie e di venire a proprie conclusioni.

“Dopo 50 anni di silenzio, la gente è disposta a discutere, a parlare, a sfidare le vostre idee”, dice Berrebi, che aveva a lungo sperato di portare questo tipo di street art al suo paese d’origine. “Se la gente vuole distruggerle, o scriverci qualcosa sopra, questo fa parte del progetto, va bene.”

Infatti, il messaggio di tolleranza e la celebrazione della diversità è stato diffuso attraverso vivaci dibattiti ovunque siano andati.

[…] Mentre alcuni degli uomini più giovani hanno espresso la loro opposizione alle immagini per motivi religiosi, gli anziani erano propensi a sostenere le finalità artistiche del progetto.

Eppure molti dei ritratti sono stati distrutti subito da uomini che sostenevano che erano troppo vicini a una moschea.

Nel flusso di transizione politica della Tunisia, tutto viene contestato dopo decenni di silenzio imposto.

Come mostra il progetto Artocracy , l’arte pubblica non fa eccezione.

“Questa discussione è positiva e dovremmo parlare più spesso di queste problematiche, perché è così che possiamo provare che la Tunisia è un paese libero”, dice Berrebi.

From http://www.tedprize.org