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Artocracy in Tunisia

Yasmine Ryan of Al Jazeera reports on the excitement, debates and struggles of “Inside Out: Artocracy in Tunisia”.

Marco Berrebi, a Tunisian photographer who has worked closely with JR on several of his previous projects, says that Artocracy is about giving people the freedom to debate the photographs and to come to their own conclusions.

“After 50 years of silence, people are willing to discuss, to talk, to challenge your ideas,” says Berrebi, who had long hoped to bring this type of street art to his home country. “If people want to tear them down, or write something on them, that’s part of the project, that’s okay.”

Indeed, the group’s message of tolerance and the celebration of diversity has been met by lively debate wherever they have gone.

[…] While some of the younger men voiced their opposition to the images for religious reasons, many older men were vocally supportive of the art.

Yet many of the portraits were quickly taken down by men who argued they were too close to a mosque.

In the flux of Tunisia’s political transition, everything is contested after decades of imposed silence.

As the Artocracy project shows, public art is no exception.

“This discussion is sound and we should have this discussion, because that’s how we can prove Tunisia is a free country,” Berrebi says.

Yasmine Ryan di Al Jazeera riporta le emozioni, i dibattiti e le lotte di “Inside Out: Artocracy in Tunisia”.

Marco Berrebi, un fotografo tunisino che ha lavorato a stretto contatto con JR su alcuni dei suoi progetti precedenti, dice che Artocracy mira a dare alle persone la libertà di discutere delle fotografie e di venire a proprie conclusioni.

“Dopo 50 anni di silenzio, la gente è disposta a discutere, a parlare, a sfidare le vostre idee”, dice Berrebi, che aveva a lungo sperato di portare questo tipo di street art al suo paese d’origine. “Se la gente vuole distruggerle, o scriverci qualcosa sopra, questo fa parte del progetto, va bene.”

Infatti, il messaggio di tolleranza e la celebrazione della diversità è stato diffuso attraverso vivaci dibattiti ovunque siano andati.

[…] Mentre alcuni degli uomini più giovani hanno espresso la loro opposizione alle immagini per motivi religiosi, gli anziani erano propensi a sostenere le finalità artistiche del progetto.

Eppure molti dei ritratti sono stati distrutti subito da uomini che sostenevano che erano troppo vicini a una moschea.

Nel flusso di transizione politica della Tunisia, tutto viene contestato dopo decenni di silenzio imposto.

Come mostra il progetto Artocracy , l’arte pubblica non fa eccezione.

“Questa discussione è positiva e dovremmo parlare più spesso di queste problematiche, perché è così che possiamo provare che la Tunisia è un paese libero”, dice Berrebi.

From http://www.tedprize.org

Revolution street art in Cairo, Egypt

Many streets converge into Tahrir Square and one of them is no longer a vehicle street. It is blocked off by huge bricks and now basically a pedestrian walk way. Along this street are many white walls that artists have now taken over to express themselves. You will find all kinds of street art, from tags to stencils and actual art. A portion of this wall can be called ”The Martyrs Wall” because along it you will find many images of Egyptians who have died in the name of FREEDOM, HOPE & CHANGE for their country. Egyptians are expressing themselves and their anger. As the revolution continues… their voices will too and I want to share their message.

Molte strade convergono in Piazza Tahrir e una di loro non è più una strada trafficabile. E’ bloccata da mattoni enormi e diventata essenzialmente un’area pedonale. Lungo questa strada sono molte le pareti bianche che gli artisti stanno utilizzando per esprimersi. Si trovano tutti i tipi di street art, dalle tag agli stencil, all’ arte vera e propria. Una porzione di questo muro può essere chiamata “Il muro dei martiri”, perché lungo di esso si trovano molte immagini di egiziani  morti in nome della libertà, della speranza e del cambiamento per il loro paese. Gli egiziani si stanno esprimendo se stessi e la loro rabbia. La rivoluzione continua … così come le loro voci di protesta e io voglio condividere il loro messaggio.