Etichettato: JR

JR puts the people “Face 2 Face”, an Israeli and Palestinian project

In 2007, during the Face 2 Face project, JR and Marco organize the largest illegal photography exhibition ever.
For this project, portraits of Israelis and Palestinians are pasted face to face, in monumental formats on both sides of the wall and in several Palestinian and Israeli cities.

Nel 2007, per Face 2 Face, JR e Marco hanno organizzato la più grande mostra fotografica illegale.
Per questo progetto, ritratti di israeliani e palestinesi sono stati incollati faccia a faccia, in formati monumentali su entrambi i lati del muro e in diverse città palestinesi e israeliane.

from: http://www.jr-art.net

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Rising Souls: Inside Out in Haiti

Even Port au Prince was covered by portraits of  locals and members of the Haitian diaspora plastered around the city. From Cité Soleil to Petion-Ville, over 500 images, taken by Haitian photographers and printed by JR’s Inside Out Project, celebrate the resilience of the Haitian people and visualizing a country being reborn.

Anche Port au Prince è ricoperta dai ritratti dei suoi locali e membri della diaspora haitiana affissi per tutta la città. Da Cité Soleil a Petion-Ville, oltre 500 immagini, scattate da fotografi haitiani e stampate grazie a Inside Out, il progetto di JR, per celebrare la resistenza del popolo haitiano e la rinascita di un paese che si è rialzato dalle proprie ceneri.

Artocracy in Tunisia

Yasmine Ryan of Al Jazeera reports on the excitement, debates and struggles of “Inside Out: Artocracy in Tunisia”.

Marco Berrebi, a Tunisian photographer who has worked closely with JR on several of his previous projects, says that Artocracy is about giving people the freedom to debate the photographs and to come to their own conclusions.

“After 50 years of silence, people are willing to discuss, to talk, to challenge your ideas,” says Berrebi, who had long hoped to bring this type of street art to his home country. “If people want to tear them down, or write something on them, that’s part of the project, that’s okay.”

Indeed, the group’s message of tolerance and the celebration of diversity has been met by lively debate wherever they have gone.

[…] While some of the younger men voiced their opposition to the images for religious reasons, many older men were vocally supportive of the art.

Yet many of the portraits were quickly taken down by men who argued they were too close to a mosque.

In the flux of Tunisia’s political transition, everything is contested after decades of imposed silence.

As the Artocracy project shows, public art is no exception.

“This discussion is sound and we should have this discussion, because that’s how we can prove Tunisia is a free country,” Berrebi says.

Yasmine Ryan di Al Jazeera riporta le emozioni, i dibattiti e le lotte di “Inside Out: Artocracy in Tunisia”.

Marco Berrebi, un fotografo tunisino che ha lavorato a stretto contatto con JR su alcuni dei suoi progetti precedenti, dice che Artocracy mira a dare alle persone la libertà di discutere delle fotografie e di venire a proprie conclusioni.

“Dopo 50 anni di silenzio, la gente è disposta a discutere, a parlare, a sfidare le vostre idee”, dice Berrebi, che aveva a lungo sperato di portare questo tipo di street art al suo paese d’origine. “Se la gente vuole distruggerle, o scriverci qualcosa sopra, questo fa parte del progetto, va bene.”

Infatti, il messaggio di tolleranza e la celebrazione della diversità è stato diffuso attraverso vivaci dibattiti ovunque siano andati.

[…] Mentre alcuni degli uomini più giovani hanno espresso la loro opposizione alle immagini per motivi religiosi, gli anziani erano propensi a sostenere le finalità artistiche del progetto.

Eppure molti dei ritratti sono stati distrutti subito da uomini che sostenevano che erano troppo vicini a una moschea.

Nel flusso di transizione politica della Tunisia, tutto viene contestato dopo decenni di silenzio imposto.

Come mostra il progetto Artocracy , l’arte pubblica non fa eccezione.

“Questa discussione è positiva e dovremmo parlare più spesso di queste problematiche, perché è così che possiamo provare che la Tunisia è un paese libero”, dice Berrebi.

From http://www.tedprize.org

The wrinkles of the city: JR & Josè Parlà, Havana

In May 2012, JR collaborates with Cuban-American artist José Parlá on the latest iteration of The Wrinkles of the City: a huge mural installation in Havana, undertaken for the Havana Biennale, for which JR and Parlá photographed and recorded 25 senior citizens who had lived through the Cuban revolution, creating portraits which Parlá, who is of Cuban descent, interlaced with palimpsestic calligraphic writings and paintings.

Parlá’s markings echo the distressed surfaces of the walls he inscribes, and offer commentary on the lives of Cuba’s elders; together, JR and Parlá’s murals marvelously animate a city whose walls are otherwise adorned only by images of its leaders.

Da dove tutto cominciò: gli occhi che cercano e restituiscono lo sguardo. JR a Kibera

Tutto è cominciato da qui: agosto 2011 –  ero a Kibera, la più grande baraccopoli del Kenya e la seconda di tutta l’Africa, in compagnia dei bambini di strada del Ndugu Mdogo Rescue Centre che mi tenevano per mano e mi facevano sentire protetta, mentre passavo per i vicoli pieni di fango, immondizia (e “flying toilets”) che caratterizzano questo angolo di mondo che pullula di vita.

Dalla ferrovia, costruita all’epoca del colonialismo britannico per collegare l’Uganda con l’Oceano Indiano, situata in un punto rialzato, si vede una distesa immensa di lamiere color ruggine che quasi si mimetizzano col colore acceso della terra rossa d’Africa. Degli occhi in bianco e nero hanno attirato la mia attenzione e la mia curiosità, finché poi ho scoperto che tutto questo era frutto di un progetto di “un certo JR”…

Allora capii che l’arte può arrivare ovunque, tessere trame tra persone di culture, etnie e punti di vista diversi e smuovere la speranza che, forse, insieme si può fare qualcosa per cambiare…

Capii, come dice lo stesso JR, che l’arte può dare voce a chi è invisibile ed è bersaglio di tutti i conflitti, e che può essere utile: i teli utilizzati per ricoprire le lamiere delle baracche sono in vinile e non permettono all’acqua di penetrare all’interno delle abitazioni..

JR – EXTRAIT “WOMEN ARE HEROES”, Kibera, Kenya

Quando un divieto colora la strada: le foto che si “auto rivelano” di JR in India

“Noi viaggiamo sempre senza agenzie organizzate, così ci organizziamo come dei commando e attacchiamo dei poster ai muri. Ma ci sono posti dove non si può fare. In India fare affissioni era praticamente impossibile per motivi culturali e legali e ci avrebbero arrestati al primo tentativo.

Allora abbiamo deciso di fare affissioni bianche: semplicemente del bianco su un muro. Immaginate: ragazzi bianchi che attaccano poster bianchi. La gente si avvicina e chiede: “Che fate?” “Facciamo solo dell’ Arte” “Arte?”. Certo, rimanevano un po’ confusi. Ma in India, sapete, le strade sono piene di polvere e più polvere c’era che si alzava nell’aria, e sulla carta bianca si vedeva quasi, ma c’era un lato appiccicoso come sul rovescio di un adesivo. Più saliva la polvere, più veniva rivelata la foto.

Siamo andati in giro nei giorni successivi e le foto si rivelavano da sole. Non siamo stati arrestati quella volta!”

(JR al Ted Prize 2011)